Oggi vi parliamo di un primo piatto che, anche se chiamato in modi diversi, vanta origini antichissime. I cosiddetti pici, o “pinci” come li chiamano a Montalcino, ma anche “lombrichelli” viterbesi e “stringoli” umbri, ossia un tipo di pasta a base di acqua e farina, fatta a mano, che si presenta come lunghi spaghettoni ma più grossi, arrotolati male, disuguali, tipici del sud della Toscana. La storia dei pici sembra affondare le sue radici in epoca etrusca. Una prima testimonianza si può trovare nella celeberrima Tomba dei Leopardi di Tarquinia, un monumento funerario risalente al V secolo a.C. che raffigura un banchetto dove compare una pasta lunga, irregolare, che presumibilmente possiamo considerare i primi “antenati dei pici”. Dalla cittadina del viterbese questo tipo di pasta sarebbe poi arrivata in Val di Chiana, e da lì diffusa in tutta la Toscana. I pici sono un piatto “povero”, tipico della realtà contadina, per la semplicità degli ingredienti. La vera ricchezza di questa pasta risiede soprattutto nella varietà dei condimenti che contemplano il sugo al fegato di coniglio, il sugo di “nana” o di “ocio”, il ragù di carne, o semplicemente “alle briciole” (condito con briciole di pane toscano soffritte in olio di oliva). Ma il condimento per eccellenza è considerato “l’aglione“.

Che cosa è l’Aglione?

Chi lo considera un semplice aglio di grosse di dimensioni commette un grande errore: l’Aglione della Chiana è un bulbo speciale dal gusto delicato che sta, ormai, diventando sempre più raro e prezioso. I bulbi di questa zona della Toscana, un tempo particolarmente diffusi ma oggi divenuti una vera e propria rarità, sono, infatti, completamente differenti da quelli più comuni diffusi nel resto d’Italia. L’Aglione si presenta con bulbi giganti di colore bianco, tendente all’avorio e di forma quasi sferica con un leggero schiacciamento ai poli, che possono raggiungere gli 800 grammi di peso. Ognuno di essi contiene circa sei bulbilli separati e di grandi dimensioni. Il gusto è estremamente delicato grazie, anche, all’assenza di alliina che rende l’aroma delle altre varietà di aglio molto intenso e persistente. Per evitare l’estinzione di questo prodotto così particolare e per sottolinearne il forte legame con il territorio di origine, è stato inserito nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali e nell’Arca del Gusto della Fondazione Slow Food. Una vera eccellenza tutta da assaggiare, soprattutto nella rivisitazione del nostro chef nel menù di ottobre dedicato alla Toscana!